Ladytux

avanzando senza sosta, su terreni accidentati

Silenzio, parla Didala Ghilarducci, Partigiana

Posted by ladytux su giugno 4, 2009

La paura di allora e quella di oggi.
Era il giugno del ’44 e mi sentivo stanca e triste, perché mi mancava tanto il mio bimbo.
Da poco, infatti, Chittò ed io avevamo deciso di accettare l’offerta di mia sorella Rosina, che si accingeva a passare il fronte con la famiglia, di portare nostro figlio con sé. Non era stata una decisione facile, ma avevamo dolorosamente valutato che un bimbo piccolo, di pochi mesi, non poteva più stare in montagna; i disagi e i rischi erano troppi.
Avevo così consegnato il nostro bimbo a mia sorella, sperando che oltre il fronte Riccardo trovasse una vita più adatta ai suoi pochi mesi di vita.
Per fortuna così fu. Tramite alcuni compagni del C.L. N. avemmo qualche giorno dopo la certezza che il gruppo aveva raggiunto una zona sicura e libera dalla furia nazifascista.
Ma a me e a Chittò, il piccolo mancava. Inutilmente Chittò mi ripeteva che avevamo fatto la scelta giusta. Un giorno più triste del solito, sgomenta, chiesi a Chittò, anche con senso di ribellione a tutto quanto ci stava succedendo, perché una giovane coppia di ventenni come noi con un bellissimo bambino, aveva dovuto lasciare tutto, casa, lavoro, affetti, per affrontare pericoli, paure, disagi. Chittò mi mise una mano intorno alla spalla, mi guardò con una espressione quieta e un po’ triste, poi mi disse: “Vedi Didala, se mio padre avesse fatto quello che faccio ora io, noi non ci saremmo trovati in questa situazione. Io non voglio che mio figlio si debba un giorno trovare a lottare contro il fascismo e il nazismo. Noi siamo dalla parte giusta. Sono i nostri padri che allora non hanno capito…”. Poi tacque. Io vidi tanta tristezza in quello sguardo, che subito mi pentii del mio sfogo. Capii che Chittò aveva ragione e che quello che faceva era proprio creare un futuro a suo figlio, un domani sicuro. Alla fine d’agosto di quello stesso anno, Chittò moriva trucidato dai nazisti con Taddei.
In questo giugno di oltre sessant’anni dopo, mi guardo intorno e provo di nuovo paura. So che i giorni non tornano, la storia non si ripete, ma gli errori degli uomini e delle donne sì.
Ho paura di questo silenzioso strisciante consenso qualunquista, fondato sull’indifferenza verso l’altro. Lo senti veicolato come senso comune alla televisione, lo avverti nelle scelte legislative compiute dalla maggioranza. Mi ricorda la nebbia sottile che ottuse la coscienza civile del nostro Paese, che consentì l’ascesa di una dittatura liberticida e la tragedia immane della guerra. Mi guardo intorno e mi fa paura questa incapacità di scandalizzarsi dentro, questo puntare tutto sull’ascesa e sul successo personale, questa non volontà di vedersi parte di un progetto solidale comune che garantisca un futuro equo a tutti. Ma ho anche paura che, come allora, tanti non capiscano e non scelgano di esserci, che, arresisi nell’animo, gettino la spugna, considerando tutto inutile, anche e soprattutto andare a votare. Soprattutto a questi e a queste giovani e meno giovani io chiedo non solo di riflettere, ma di assumersi la loro parte di responsabilità, anche di fronte alla storia, anche di fronte a coloro che verranno dopo. Quanto ci è costata questa Repubblica democratica ben lo sanno gli italiani e le italiane della mia età. La democrazia si compie solo attraverso la partecipazione. Anni di militanza politica mi hanno insegnato che proprio quando tutto ci sembra sbagliato è il momento per dire la nostra, per metterci in gioco con il cuore e con la mente e cambiare quello che non va .
Come Presidente dell’ANPI provinciale faccio mio l’appello dell’ANPI Nazionale che invita tutti e tutte :
– “a contrastare l’astensionismo, esercitando massivamente il diritto di voto, affinché esso si confermi come un’essenziale conquista democratica;

– ad orientare il proprio voto, in modo efficace e costruttivo, a favore di quelle forze politiche e quei partiti, di quelle donne e di quegli uomini – per i quali l’Antifascismo e la Resistenza costituiscono un patrimonio irrinunciabile per attuare i valori e i princìpi sanciti nella Costituzione – che svolgono la loro azione politica ed ispirano i loro programmi al rinnovamento politico e sociale del Paese, in vista di un futuro desiderabile per le nuove generazioni. Un’Europa democratica ed antifascista, dei diritti e del lavoro, con la sua Costituzione, può rappresentare una speranza per il Sud del mondo e garantire una politica di cooperazione economica, sociale e distensione pacifica”.

Pensiamoci, abbiamo uno strumento democratico per esercitare il nostro diritto di cittadinanza, pensiamo a quanto dolore ci è costato riconquistarlo per tutti e tutte, non buttiamolo via.

Didala Ghilarducci
3 giugno 2009

——–

Oggi Didala Ghilarducci è una donna libera, come lo siamo noi tutti, e che alla soglia dei novanta anni combatte le sue quotidiane battaglie. “Mi alzo ogni mattina alle sei, e dopo aver accudito la casa e i miei fiori e aver fatto colazione, vado a lavorare Volontaria all’Anpi, ne dirige l’ufficio. Dal 1° di gennaio sono oltre quattrocento i nuovi iscritti, tutti giovani. “La libertà è stata una dura conquista, ora va difesa”. E la storia va sempre ricordata. Per non dimenticare.
http://laetitiatassinari.wordpress.com/2009/05/30/didala-ghilarducci-la-partigiana-per-amore/

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